domenica 10 marzo 2013

Australia Italia via Skype (1)


Mio figlio T. è ora in Australia,  a Sidney.
E' approdato lì da pochi giorni e ieri abbiamo avuto la prima conversazione via Skype.
Sono le prime impressioni di un ragazzo di 21 anni partito da solo e arrivato agli antipodi di casa sua.
Piene di ironia. Ma non solo.

L'Australia e gli australiani sono ricchi.
La classe media sembra essere composta esclusivamente di stranieri. E tutta la manovalanza è straniera.

Da lì si capisce che gli italiani sono i più poveri tra gli europei, seguiti solo dai greci, che però praticamente hanno esaurito tutte le loro quote anche di working holiday visa e non possono più entrare.
"Gira voce che i prossimi saranno gli italiani"
ci ha detto. E ha fatto una certa impressione.

Ha raccontato poi dell'impiegato di banca, in centro, per le pratiche di attivazione del conto: originario del Bangladesh, gli ha parlato dei suoi connazionali che sono andati e vanno in Italia, e di come lui sia nato a Capri, da genitori di passaggio, abbiamo dedotto.

Mi ha colpito molto una frase che ha usato T. nel raccontare l'episodio:
"Ti accorgi di come tutto è relativo"
E credo che se il viaggio in Australia fosse servito anche soltanto a capire questo, ne sarebbe già valsa la pena.

6 commenti:

  1. concordo, un'osservazione simile vale il viaggio...almeno finché ci faranno entrare

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    1. Già! Speriamo che le cose migliorino, ma certo le prospettive per il nostro paese non sono rosee. Il fatto che così tanti giovani debbano andare lontano a cercare lavoro non è molto incoraggiante.

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  2. Non abbiamo una bella fama in giro...chi ne sarà la causa? Il ns modo di fare, la classe politica che ci rappresenta, i vari problemi economici che abbiamo o altro? Di tutto un po' credo.
    Arrivo dall'iniziativa di Kreattiva!!!

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    1. Benarrivata!
      La nostra fama è pessima, hai ragione. Abbiamo distrutto un patrimonio culturale, di conoscenze, di lavoro, di natura e territorio, e dalla distruzione è difficile tornare indietro. E siamo molto provinciali, come atteggiamento generale. Questo è uno dei motivi per cui, nonostante la lontananza pazzesca, che più pazzesca non si può, sono contenta che mio figlio abbia avuto il coraggio di andare fuori, di conoscere realtà diverse, di uscire dal guscio. Tutti forse dovrebbero farlo a quell'età. Credo che il mondo sarebbe migliore.

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  3. Io sono andata via dall'Italia a 23 anni e sono rimasta in Austria per quasi 20 anni, e concordo con tuo figlio sul fatto che tutto è relativo... cioè il mondo italiano è relativo, l'Italia non è il mondo intero, come si crede qui!!! Complimenti per averlo lasciato partire, io avrei qualche problemino con mia figlia... grazie di essere passata! Ciao!

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    1. Ciao, grazie a te per il commento. Bella esperienza anche la tua! E immagino cosa possa aver significato tornare dopo tanto tempo...
      E' difficile, con il tempo forse lo sarà ancora di più, ma come si può non lasciar partire i figli?
      Un abbraccio

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